Tra il 1981 e il 1982 Radio Stereo Carnia visitò tutti i 28 comuni della Carnia, uno per uno. In ogni paese registrava interviste al sindaco, ai cittadini, ai poeti, agli sportivi. Si raccoglievano canti popolari mai ascoltati prima fuori da quel paese, poesie in carnico, storie di emigrazione e di montagna, esibizioni di cori e gruppi scolastici. Poi tutto veniva montato in studio, spesso lavorando fino a notte fonda, e mandato in onda nel programma settimanale "La Carnia" (nome completo: Conosciamo insieme la Carnia, raccontata paese per paese). Almeno tre cicli completi, con 33 puntate e un lavoro stimato dal presidente della radio Cesare Gobbo in 1.200 ore, con quiz telefonici in diretta alla fine di ciascuno. E da quel lavoro nacque anche una mostra con 3.000 fotografie e cartoline inviate dai radioascoltatori, esposta a Palazzo Frisacco di Tolmezzo. La trasmissione radiofonica aiutò a unire e costruire l'identità di questa terra, incastonata nelle montagne friulane.
Dalla sigla: "La Carnia raccontata paese per paese. Un ciclo di trasmissioni di Radio Stereo Carnia a cura di Luciano Romano e Jole De Crignis. La regia è di Cesare Gobbo. Hanno collaborato tutti i comuni della Carnia."
Il programma fu ideato da Jole De Crignis, che coordinava i programmi e le iniziative culturali di Radio Stereo Carnia. Condotto e curato proprio da Jole assieme a Luciano Romano, in regia Cesare Gobbo e alla console Aldo Giorgi.
Per ogni comune si andava sul posto a registrare: bar, municipi, case private. Interviste al sindaco, agli assessori, al presidente della Pro Loco, al parroco, al maestro di sci, al poeta del paese. Canti popolari inediti eseguiti dalla gente del posto. Poesie in carnico scritte e recitate da poeti locali. Ogni puntata aveva una scheda del comune con i dati precisi: superficie, abitanti per fasce d'età, frazioni, confini, scuole, medico, farmacia, associazioni, servizi. La colonna sonora era fatta con musiche locali: fisarmoniche, cori, coretti di bambini.
Un lavoro enorme di preparazione, registrazione e montaggio. Romano alla fine del terzo ciclo:
"Vi dobbiamo dire che è stata una fatica veramente, perché abbiamo dovuto girare un po' tutta la Carnia e normalmente sempre di notte. Abbiamo fatto le ore piccole sia per i montaggi, sia per le interviste, sia per lo studio di questa trasmissione. Peraltro una fatica che ha dato anche delle enormi soddisfazioni per la possibilità di conoscere tanta nuova gente, conoscere meglio tutti i nostri paesi della Carnia."
"Abbiamo la presunzione di aver presentato in ciascuna puntata almeno due minuti di cose nuove sulla Carnia, cose sconosciute ai più, diremmo quasi a tutti."
Almeno tre cicli completi, tutti i 28 comuni. In collaborazione con tutti i comuni della Carnia.
In ogni puntata emergevano storie, personaggi, frammenti di una Carnia che senza la radio sarebbero rimasti chiusi nei singoli paesi. Sindaci che raccontavano i problemi dei loro comuni. Bisnonne che recitavano preghiere in carnico stretto. Poeti che leggevano versi ai microfoni. Cori e fisarmonicisti che suonavano musiche mai ascoltate fuori dal proprio paese. Alpinisti che descrivevano imprese impossibili. Presidenti di Pro Loco che spiegavano come tenere viva una comunità.
Teresina De Infanti, bisnonna e 12 volte nonna, raccontò la ricetta del frico in carnico stretto e recitò il Pater Noster nella variante locale. Una preghiera che pochissimi conoscono fuori dal suo paese.
Arduino Della Pietra, poeta di Zovello, 45 anni. Poesie in italiano, carnico e francese. Tradotto in francese, presentato alla televisione di Lussemburgo. Il presidente francese François Mitterrand gli inviava gli auguri di Natale. Ai microfoni recitò "Cjargne me", un atto d'amore per la sua terra:
Cjargne mê.
Cuant che ven il crepuscul su lis cîmis di fumâde.
Ti cjâti cun gno spìrit sù in som.
In chel moment esaltant.
Parcè che tu sês la mê mete.
Une tiere di fûc cence šiumps.
Ma ridentement riâl.Traduzione: Carnia mia. Quando arrivano i crepuscoli sulle cime sfumate. Ti vedo con il mio spirito lassù in cima. In quel momento esaltante. Perché tu sei la meta. Una terra di fuoco senza sogni. Ma ridentemente reale.
Sergio De Infanti, presidente del CAI, raccontò del documentario "La Carnia Tace" realizzato con Dante Spinotti, un giovane fotografo e cineasta carnico. Un film che sarebbe costato 60-70 milioni, realizzato con 15-16 grazie al lavoro volontario dell'intera comunità. Il montaggio curato da un collaboratore del giornalista Enzo Biagi. Pochi anni dopo Spinotti sarebbe diventato direttore della fotografia a Hollywood, due volte candidato all'Oscar.
"La Carnia è uno dei posti più stupendi che ci siano in assoluto in Italia. Siamo un po' trascurati dallo Stato."
Luciano De Crignis, istruttore nazionale di sci, descrisse la prima discesa italiana dal McKinley con gli sci. 50 chilometri dal campo base alla vetta, temperature fino a -40°C, pendenze fino a 50 gradi. 17 giorni per salire, 8-9 ore per scendere.
"Io ho calzato gli sci per scenderne dalla vetta e non sentivo più la fatica, talmente era la soddisfazione."
Canti popolari mai ascoltati prima fuori dai singoli paesi: la Maria di Carli, la Maria di Clement, la Rina di Nato, la Pia e il Furto che cantavano musiche composte dalla maestra Egle De Crignis, conosciuta come "la Bimba". I bambini della scuola elementare di Raveo che cantavano Stelutis Alpinis. Un coro di donne a Preone. La fisarmonica di Firmino ad Amaro, di Lorenzo a Sauris, di Fausto Vritz a Raveo che suonava e cantava. 5 ragazzi di Lauco che suonavano come Folk 80 ma non gli piaceva il nome: i radioascoltatori proposero Classic Folk, Laucken Folk, Folk Five, I Magnifici Cinque, I Stereocarnia Folk.
Un sindaco che si presentava con 10.000 abitanti e il peso del tribunale da mantenere. Un assessore di 31 anni che annunciava la riapertura di Palazzo Frisacco come centro culturale. Un presidente dell'AFDS di 71 anni che poteva dire: 700 donatori, 6.500 flaconi di sangue donati dalla fondazione. Un cavaliere che dava i numeri precisi del turismo: 5.148 arrivi, 85.309 presenze in un anno.
A Preone il diavolo si chiama Micky. A Tualis esiste la società dei celibi, che organizza ogni anno la festa della Squerte. Il dialetto di Forni di Sopra ha qualche somiglianza con il catalano. A Enemonzo in giugno la mostra del formaggio di malga, in settembre quella della ricotta. A Sauris le ragazze tessono a mano nella tessitura di Zahre. A Forni di Sotto una copia della fontana del paese è stata montata a Toronto. Lo "scalembri" è lo sbieco in fondo alla gonna del costume tradizionale di Preone.
A Rigolato la colonna sonora era la fisarmonica di Netti. Nella puntata su Cercivento fu intervistata Cecilia Boschetti del Trio Cecilia, la prima donna di Carnia a suonare la fisarmonica, che Romano presentò come "la nonna d'Italia". Sempre a Cercivento il Circolo culturale La Dalbide pubblicava un periodico con lo stesso nome. Ad Arta Terme il Coro Giuseppe Peresson, fondato e diretto dal maestro Arnaldo De Colle, portò ai microfoni il repertorio di canti della tradizione orale. A Sutrio il fisarmonicista Nepi Pane suonò un brano intitolato "Zoncolan", lo stesso nome della scuola di sci di Ravascletto. A Ovaro il Coro Chei di Guart era presieduto dal professor Silvio Moro, che era anche presidente della Comunità Montana della Carnia. Sempre da Ovaro il Diedelton Folk eseguì il "Valzer della neve". A Paularo una poesia in friulano di Elia De Crignis di Salino raccontava il suo paese.
Romano: "A Ravascletto tutte le famiglie hanno un soprannome, questo da almeno un secolo in qua."
Tra i canti inediti registrati durante il programma, questo coro eseguito da cantanti del posto con musiche della maestra Egle De Crignis.
In som da la Valcjalda, cuant che il cjêl al si è sclarît.
Dut al ven clâr di rosâde, i prâts sgrisulìn sot i pîts.
No i sin in alt ta cime, il paîs al è dut cuìet.
Cuant chel clame il cucù, al rasona via pa val.
Cjanta, Cjanta, Cjanta o cucù!
Cjanta, Cjanta, Cjanta lui al è là!Traduzione: In cima alla Valcalda, quando il cielo si è schiarito. Tutto diventa chiaro di rugiada, i prati rabbrividiscono sotto i piedi. Noi siamo in alto sulla cima, il paese è tutto quieto. Quando chiama il cucù, risuona per la valle. Canta, canta, canta o cucù! Canta, canta, canta, lui è là!
Teresina De Infanti, bisnonna e 12 volte nonna, nella sua casa di Monai. Luciano Romano la intervistò durante la puntata dedicata a Ravascletto. Ne uscì un documento raro di lingua carnica parlata.
Teresina raccontò la ricetta del frico in carnico:
A si met la spongje e la civole pestade su fines fines, si fâs rustî benon benon... e dopo si met lis patatis taiades su fines fines encje chês... e si met il sâl. Intant si prepare il formadi taiât su a tòcuts encje chel, e si met dentri dut e si misture benon benon fin ch'al è disfât dut inšieme. Cuant ch'al è ben disfât, si lo fâs ben rosolâ, al va plan plan, cul fûc bassut bassut. E dopo al è pront il frico.
Traduzione: Si mette il burro e la cipolla tagliata molto fine, si fa soffriggere bene bene. Dopo si mettono le patate tagliate finissime anche quelle, e si mette il sale. Intanto si prepara il formaggio tagliato a pezzetti, si mette dentro tutto e si mescola bene finché è tutto sciolto insieme. Quando è ben sciolto, si fa rosolare bene, piano piano, col fuoco molto basso. E il frico è pronto.
"Al è un mangiâr miej che mangjà cjiâr!"
Traduzione: Si mangia meglio che a mangiar carne!
Poi recitò il Pater Noster nella variante carnica di Monai:
Pari nestri eterni Diu, che regnâis in cîl paron,
fâs che regni il vuestri regni, e che regni la pietât,
che se fasa in cîl e in tiere la vuestra santa volontât.
Danus un jutori par chest dì cotidian, danus a nô.
No permeti che nus vingni il demoni tentatôr,
dal pecjât e das disgrazies liberinus, o Signôr.Traduzione: Padre nostro eterno Dio, che regnate in cielo da padrone, fate che regni il vostro regno, e che regni la pietà, che si faccia in cielo e in terra la vostra santa volontà. Dateci un aiuto per questo giorno, datelo a noi. Non permettere che ci svii il demonio tentatore, dal peccato e dalle disgrazie liberateci, o Signore.
Alla fine di ogni ciclo, quiz telefonici dal vivo. I radioascoltatori chiamavano ai numeri della radio per rispondere alle domande di Jole sulle trasmissioni appena ascoltate. Premi: dischi, una bottiglia di picolit messa a disposizione dal presidente Cesare Gobbo, e le cassette con la registrazione della trasmissione dedicata al proprio comune.
Graziella Brollo di Tolmezzo dominò il quiz del terzo ciclo: rispose a quasi tutto. "Ho preso appunti!" Conosceva il comune più esteso della Carnia (Forni di Sotto, 93,54 km²), sapeva che Annamaria Cappello è Mie Filose, elencò a memoria tutti i 12 comuni del ciclo.
Luigino, un bambino di Treppo Carnico, gridò al telefono: "Fior Mirella!": il nome della presidente della Pro Loco del suo paese. Romano commentò: "È un caso un po' raro", una donna presidente.
Ancilla di Arta tentò con Amaro per il comune più esteso. Non era giusto. Ci riprovò dopo con 855 abitanti per Treppo Carnico: "Risposta più che esatta, proprio fino all'unità." E quando Jole chiese il dialetto di estrazione straniera parlato a Sauris, rispose Renzina di Timau: "È il tedesco, no?" Romano: "Come se non lo deve saper lei che è di Timau, perbacco!"
Ida di Zovello fu l'unica a indovinare la società dei celibi di Tualis e Noiarretto, dopo che tutti gli altri avevano sbagliato.
Nel mezzo del quiz, Romano nominò per sbaglio un comune prima che Jole potesse fare la domanda, bruciandogliela: "Capita alle migliori famiglie."
"Quattro persone che si guardano negli occhi, fanno un po' l'occhiolino, fanno segno con la mano per minacciare uno schiaffo, qualcuno beve sempre da solo in sala regia..."
Nel quiz della prima fascia, con gli otto comuni del primo ciclo, Renzina da Timau dominava le risposte: conosceva il numero esatto delle fotografie raccolte, i nomi dei sindaci, i dettagli delle puntate. Francesco Furlani, un bambino di Prato Carnico, fu invitato da Romano a venire in sede con la mamma per ritirare il premio e vedere gli studi della radio.
Dal programma nacque qualcosa di più grande. Radio Stereo Carnia chiese ai radioascoltatori di mandare fotografie e cartoline sulla Carnia. Anche le cartoline, "perché potessero intervenire in questa iniziativa anche i bambini, non avendo essi la disponibilità economica né la conoscenza tecnica per presentare fotografie."
Arrivarono circa 3.000 tra fotografie e cartoline. Furono esposte tutte: le fotografie sulle pareti delle sale di Palazzo Frisacco, le cartoline in album. La mostra aprì l'8 dicembre 1982 e chiuse il 2 gennaio 1983: 24 giorni, circa 3.000 visitatori, quasi l'uno per cento dell'intera popolazione della Carnia. Patrocinio del Comune di Tolmezzo e della Comunità Montana della Carnia. Palazzo Frisacco messo a disposizione dall'assessore alla cultura Sergio Cuzzi.
Fotografie dall'Ottocento al presente, dilettanti e professionisti. L'ultimo orso ucciso in Carnia, una fotografia del 1905 con il cacciatore dai baffi a manubrio. Le Portatrici Carniche dell'epoca, quelle che portavano munizioni e viveri agli Alpini sul Pal Piccolo, sul Pal Grande, sul Freikofel. La casa del pittore Grassi prima del terremoto del 1976.
Alla premiazione del 2 gennaio 1983, 200 persone presenti. Intervennero Domenico Molfetta, assessore alla cultura della Comunità Montana, in rappresentanza del presidente Silvio Moro, e Sergio Cuzzi, assessore alla cultura del Comune di Tolmezzo. A tutti gli espositori una brocca di Radio Stereo Carnia. Sponsor: Arredamenti Rustici Ferdinando Majeron di Rivo di Paluzza.
"L'aver accolto qui tutte queste fotografie, aver permesso alla gente carnica di fissare un attimo il passato, è un momento culturale di grande valore."
"Questa manifestazione ha il significato non solo di una grossa partecipazione della gente, ma di una ricerca delle proprie origini, delle proprie radici."
"Questa radio cerca di raccontare le storie di Carnia vedendole da un punto di vista obiettivo, senza condizionamenti né politici, né economici, né di parte. Questa è una cosa che dobbiamo dire ad alta voce poiché è la verità."
Ravascletto (1981). La puntata si apriva con una poesia dedicata al paese:
Ravasclêt.
Par visitâ la Valcjalda, a vegnin fin cà su.
Si squen dî che la perle de Cjargne tu sês tu.
Ai forests tu fâs la cort cun sucès.
Parcè che i vegnin a cjatati simpri plui di spès.
Tu somês une di chês siores çjamadis di brilants e di anêi.
Spès e vulintîr Ravasclêt a ti cjalin in tai voi.Traduzione: Ravascletto. Per visitare la Valcalda, vengono fin quassù. Si deve dire che della Carnia sei la perla. Ai forestieri fai la corte con successo. Perché vengono a cercarti sempre più spesso. Sembri una di quelle signore ornate di brillanti e di anelli. Spesso e volentieri a Ravascletto ti guardano negli occhi.
→ La puntata di Ravascletto è raccontata in dettaglio in questa pagina dedicata.
Tolmezzo (fine 1982). L'ultima puntata del ciclo. Romano la presentò come "l'ultima puntata di questa trasmissione dedicata ai comuni". L'introduzione fu di Jole: "Al vertice di un triangolo, come può essere raffigurata liberamente la Carnia con le sue valli, sorge il centro della zona come importanza e posizione: trampolino di lancio per la pedemontana e quindi la pianura friulana."
Il sindaco Igino Piutti, 39 anni, insegnante di lettere, parlò del ruolo di Tolmezzo come centro servizi per tutta la Carnia. Il tribunale costava 43 milioni all'anno al bilancio comunale con un rimborso statale di soli 17. Per questo il comune aveva dovuto sopprimere lo scuolabus che gli altri comuni della Carnia mantenevano. Piutti temeva un "tracollo demografico": sotto certi livelli non si giustificano i servizi, non si giustifica il decentramento, e allora è la fuga.
"Si continua a pensare che Tolmezzo sia contro la Carnia, mentre Tolmezzo sta cercando, a danno direi quasi dei propri cittadini, di assolvere un ruolo non solo per sé ma anche per la Carnia."
Lorenzo Calegaris, 71 anni, ex dirigente di banca, presidente dell'AFDS, raccontò la storia dei donatori di sangue di Tolmezzo: dalla fondazione nel 1964 con 80 iscritti a 700 donatori nel 1982, con 1.820 donazioni in un anno e l'autosufficienza del centro raccolta dell'ospedale.
"Il dono del sangue non costa assolutamente niente e dà la serenità e la soddisfazione di aver fatto qualcosa di buono per l'umanità sofferente."
Sergio Cuzzi, 31 anni, assessore alla cultura, descrisse la ripresa culturale dopo il terremoto: la stagione di prosa salvata dalla crisi del Circolo Universitario, il Cineclub, i concerti della FARI, la riapertura di Palazzo Frisacco come centro culturale polivalente e la casa dello studente con auditorium.
Mario Piobesan, 36 anni, capotecnico comunale e presidente della Pro Loco, raccontò il coordinamento con le associazioni: ANA gruppo Tita Copetti, pattinaggio, danza classica, Circolo Cimenti. Il Babbo Natale per le vie del paese, le caldarroste e il brulé sotto l'albero a mezzanotte, il carnevale con i carri allegorici alla prima edizione.
Sergio Plazzotta, assessore ai lavori pubblici, sulle strade di Tolmezzo sottosopra per fognature, acquedotto e metano:
"Se si fanno i lavori si deve anche sopportare il disagio."
Una poesia in carnico chiudeva la puntata:
Tumieç, mi samee, si distinc da ogni cjargnel.
Cuant ch'al cjacara al cìche, come un ucèl.
Se tu i'al dìs, d'aràbe al ven ros come il frùt.
Dopo dut Tumieç de Cjargne, al è il capolûf.
A Tumieç a nd'è un grum, ch'a cjacarin in talian.
Parcè che i ti giuri, a cjacarin in furlan.Traduzione: Tolmezzo, mi sembra, si distingue da ogni carnico. Quando chiacchiera, cinguetta come un uccello. Se glielo dici, di rabbia diventa rosso come un bambino. Dopotutto Tolmezzo della Carnia è il capoluogo. A Tolmezzo ce ne sono molti che chiacchierano in italiano. Perché te lo giuro, parlano in friulano.
Forni Avoltri (1981-1982). Quasi mille abitanti ai confini con l'Austria, l'80 per cento dei quali emigrato. Un jingle cantato apriva la puntata:
"Forni Avoltri è diventata famosa come una città, dopo che un'acqua minerale miracolosa ha trovato."
L'acqua era la Goccia di Carnia, lo stabilimento che dava lavoro al paese. Il sindaco Aldo Vidale, ingegnere di 36 anni, anche lui pendolare, raccontò lo spopolamento e gli impianti sciistici di Collina.
L'insegnante Riccardo Carrera, assessore alla pubblica istruzione, portò ai microfoni la storia delle miniere di Monte Avanza, tra le più antiche del Friuli, e spiegò perché il dialetto di Forni ha il femminile in -o: un sostrato celtico pre-romano conservato dall'isolamento della Val Degano, la più chiusa del Friuli.
Clara Romanin Vidale descrisse tradizioni che stavano scomparendo: le file, le veglie serali con il cantastorie; la porcito, la punizione pubblica per l'infedeltà; le cidule, rotelle di legno infuocate lanciate dai coscritti, tradizione dall'Ottocento sotto l'Austria, unica in Italia insieme al Canal del Ferro e alla Val Sarsa del Trentino.
Nicolina Romanin, coltivatrice diretta di Sigiletto, elencò in carnico i piatti tradizionali: polenta e mestelatte, zuf, salto in su, lasagne e anios, frico di cartufolos. Ha due vacche, un maiale, galline, conigli e una pecora:
"Che fila la lana da sola."
Primo Del Fabbro, falegname e presidente del coro, contò 45 coristi su mille abitanti:
"Su mille abitanti, 800 cantano."
Il coro cantò Stelutis Alpinis. I Gris, quattro fratelli Cantone, suonarono dal vivo. Nerina Romanin, esercente dell'Albergo Miravalle, denunciò trent'anni di promesse sullo skilift mai realizzato: da 1.600 abitanti si era scesi a mille. Carmen Romanin lanciò un appello via radio per trovare un allenatore di calcio femminile:
"Che sia giovane!"
Sutrio (1982). Romano lo presentò così: "Paese pieno di capannoni, nel centro del mobile, adagiato su un dolce pendio." Un jingle in carnico accompagnava la puntata:
"Sutrio ai considerada una piccola Milan, dapardut fabricas, ogni ciasa un artigian."
Bruno Di Qual, assessore e artigiano mobiliere, diede i numeri: 40 aziende, 248 addetti. Sutrio era il secondo comune della Carnia per occupazione. Chiese il riconoscimento della zona artigianale, l'equiparazione a Tolmezzo e Villa Santina.
Angelo Nodale, ex sindaco per dieci anni e insegnante di matematica, raccontò la banda musicale centenaria: il maestro Prenna da un quarto di secolo, 40 componenti.
Il Cavaliere Egidio Selenati, presidente degli alpini e dei donatori di sangue, descrisse una sezione ANA fondata nel 1930 con 92 iscritti. Raccontò come i donatori anziani lascino il campo ai giovani, poi collegò i due mondi della sua vita — gli alpini e i donatori — in un unico motto:
"Il sangue che l'uomo dona non ha frontiera, non ha colore, per il bene di tutta l'umanità. Ieri alla patria, oggi all'umanità. Non ho altro da aggiungere."
Enzo Straulino, mobiliere e titolare della SAM's che esportava mobili rustici in Germania, aveva fondato lo Sci Club Monte Zoncolan e avviato centinaia di ragazzi allo sci. Lo Zoncolan era in fase di realizzazione e divideva il paese: il sindaco Pier Giacomo Pittino lo definì una "fortuna" ma denunciò il bilancio sbilanciato sul monte a scapito del fondovalle.
Domenico Molfetta, assessore alla cultura della Comunità Montana, denunciò beni culturali sconosciuti: affreschi trecenteschi nella chiesa di Sant'Orsola a Noiaris, gli altari di De Agostini e Manzani, le pale del Grassi.
"Sutrio l'han definita la Milano della Carnia ma la sua gente ha avuto la fortuna di sapersi mantenere paese."
→ La puntata di Sutrio è raccontata in dettaglio in questa pagina dedicata.
Sauris (1981-1982). Isola germanofona a quasi 1.300 metri, 491 abitanti. Il primo documento risale al 1280, le origini portano in Carinzia. Un jingle in friulano composto da Romano accompagnava la puntata:
"Se a Sauris no sies mai stât, us convien lâ par gustâ chei prosciuts o chei sacaç. Par Sauris chest e' una vechia tradizion, prosciuts e rests che a t'ais odôt bon."
L'insegnante Bruno Petris parlò in lingua saurana ai microfoni della radio: probabilmente tra le pochissime registrazioni radiofoniche in quella lingua. Raccontò le origini della comunità, lo studio del professor Lorenzoni del 1938, il canto natalizio degli Sternliedlan.
Tiziano Minigher, ex segretario comunale e presidente del Circolo Culturale Saurano, raccontò la figura di Fulgenzio Schneider, Fulgenzio Schneider (1864-1941), autodidatta che compilò una raccolta di tradizioni saurane. Il professor Norman Denison dell'Università di Graz stava lavorando a un vocabolario italiano-saurano di circa 5.000 parole.
Sandra Schneider, 23 anni, dirigeva la Tessitura Zahre: nove ragazze, tappeti fatti a mano.
"È un lavoro che ci siamo scelte."
Costante Petris, 75 anni, pensionato con mille mestieri alle spalle (contadino, boscaiolo, carpentiere, segantino, macellaio), lesse ai microfoni una poesia in saurano sulla vita di un tempo: i patroni San Lorenzo e San Osvaldo, i pellegrini dal Comelico e dal Cadore, le donne col gerlo e "nove mesi davanti", i bambini a pascolare gli armenti. Aveva fatto la scuola fino a nove anni, con un maestro locale "che parlava più tedesco che italiano".
Lorenzo Schneider, 64 anni, fisarmonicista autodidatta dai 14 anni, suonò le musiche tradizionali di carnevale e firmò la colonna sonora della trasmissione. Il coro diretto dal parroco Don Guido Manfredo cantava in alto tedesco con un repertorio recuperato da una ricerca della facoltà di Innsbruck degli anni Sessanta, e si era esibito a Vienna. Il parroco, nato nel medio Friuli, non parlava saurano:
"Cerco di capire quando dicono male di me."
Il sindaco Adriano Petris, dipendente ENEL e guardiano della diga della Maina, raccontò la legge speciale Sauris-Grado per il recupero dei tetti rustici, la rete del gas e il piano regolatore.
Gianni Petris, 29 anni, albergatore e assessore al turismo, contò 200 posti letto tra 5 alberghi e 5 trattorie e ne previde 2.000 in dieci anni. I prosciuttifici stavano nascendo: Petris Puinterrutti artigianale e Wolf industriale, con affumicatura a legno e erbe.
"Nei piccoli paesi della Carnia si riesce a trovare l'espressione più genuina di una cultura ancestrale... qui non si vuole scomparire per inedia o ignavia."
Amaro (novembre 1982). Primo paese della Carnia arrivando da sud, 811 abitanti, nessuna frazione. Romano citò Carducci per presentarlo.
Il sindaco Ermenegildo Dell'Angelo, 34 anni, impiegato, raccontò una ricostruzione post-terremoto con la parte privata quasi conclusa ma quella pubblica ancora in ritardo. Amaro aveva una vocazione agricola più che industriale, ma la Tecnocarta dava lavoro: un'industria cartaria nata vent'anni prima nella Casa del Popolo.
L'agricoltore Tommaso Mainardis, 38 anni, disse ai microfoni una frase che riassumeva il destino di molti paesi della Carnia:
"L'agricoltura ad Amaro sta spegnendosi come una candela."
Le strade e gli svincoli avevano portato via la terra fertile e lasciato ghiaia. Chiese 120 ettari di terreni demaniali e un riordino fondiario: "Appezzamenti da almeno due ettari."
L'AFDS festeggiava vent'anni con una medaglia d'oro ricevuta alla fondazione, caso unico. Mara Mainardis, 22 anni, insegnante e segretaria della sezione, contò più di 1.700 donazioni e 110 donatori attivi.
| Nome del programma | La Carnia: conosciamo insieme la Carnia, raccontata paese per paese |
| Ideatrice | Jole De Crignis |
| Conduttori | Luciano Romano e Jole De Crignis |
| Regia | Cesare Gobbo |
| Console | Aldo Giorgi |
| Cicli | Almeno 3 cicli completi |
| Puntate totali | 33 |
| Ore di lavoro | Stimate 1.200 |
| Comuni documentati | Tutti i 28 comuni della Carnia |
| Prima fascia (8 comuni) | Rigolato, Raveo, Sutrio, Arta Terme, Paularo, Prato Carnico, Cercivento, Ovaro |
| Collaborazione | Tutti i comuni della Carnia |
| Mostra collegata | Palazzo Frisacco, Tolmezzo (8/12/1982 – 2/01/1983) |
| Foto e cartoline | Circa 3.000 |
| Visitatori mostra | Circa 3.000 |
Alla chiusura della mostra, il 2 gennaio 1983, Cesare Gobbo dichiarò che l'archivio audio e la mostra fotografica erano "a disposizione di tutta la gente della Carnia, anche per studenti e tesi".
Il friulano carnico è caratterizzato da una fortissima frammentazione: ogni vallata e spesso ogni singola frazione possiede varianti fonetiche e lessicali proprie. La trascrizione qui riportata cerca di rispettare fedelmente la fonetica, pur consapevoli che la grafia può variare rispetto al friulano standard. I nomi propri sono trascritti al meglio possibile dall'audio originale e potrebbero presentare varianti ortografiche. Se avete proposte o correzioni potete scrivere a archivio@radiostereocarnia.it