Giugno 1981 · Roma · Il Quirinale

Cesare Gobbo, il Picolit per il Presidente Pertini e la delegazione al Quirinale

Giugno 1981, cinque anni dopo il terremoto. Cesare Gobbo, fondatore e presidente di Radio Stereo Carnia, è a Roma. È stato invitato nella commissione ristretta che il Quirinale ha convocato per discutere della stretta creditizia che sta bloccando la ricostruzione del Friuli. Nella commissione siedono parlamentari, sindaci, il rappresentante degli industriali, quello dei sindacati. Gobbo è lì in rappresentanza degli ascoltatori, dei cittadini che ogni giorno ascoltano la voce della Carnia in FM.

Con Pertini si conoscono già. In una visita precedente in Carnia, il Presidente era stato intervistato da Gobbo all'Hotel Carnia di Amaro e lo aveva invitato a dargli del tu. Al Quirinale, Gobbo porta con sé una bottiglia di Picolit, il vino più pregiato del Friuli. La dona al Presidente della Repubblica come gesto di stima, a nome suo e della gente della Carnia.

"Il nostro presidente Gobbo ha portato all'altro presidente, quello della Repubblica, una bottiglia di Picolit. Tra presidenti."

Carlo Di Monte, GRC Giornale Radio della Carnia
Giornale Radio 1981: Delegazione per il terremoto da Pertini al Quirinale | Radio Stereo Carnia

Da Udine erano partite le corriere con oltre trecento friulani. La mobilitazione era stata promossa attraverso il circuito delle radio libere friulane, coordinata da Luciano Mecarozzi di Radio F. Un'anziana arrivata con il pullman da Tarcento si avvicinò a un corazziere in alta uniforme, gli toccò i guanti bianchi e gli disse in friulano:

"Mi scusi, jo i l'ai tocjât par viodi se al è vēr."

Mi scusi, io l'ho toccata per capire se è vero.

Una donna di Timau arrivò in scarpets e stupì il personale del Quirinale. Il capo cerimoniale, scoprirono, era di Prato di Resia.

Le banche avevano chiuso i rubinetti. Le imprese non potevano più lavorare. Le famiglie non riuscivano a finire le case. Trecento friulani erano andati a Roma per farsi sentire. Pertini li ricevette per quasi un'ora. Prese il telefono e chiamò il governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi davanti a tutti. Cercò il ministro del Tesoro Andreatta ma non lo trovò. Poi disse ai parlamentari presenti che se avesse preso le difese del Friuli, probabilmente lo avrebbero attaccato in Parlamento, come avevano fatto dopo la sua denuncia sul terremoto in Irpinia.

«Non importa, lo farò lo stesso.»

Sandro Pertini

Tristano Rainis, giornalista di Radio Stereo Carnia, era al Quirinale quel giorno. Raccontò il suo momento con il Presidente: "Gli ho detto: «Presidente, le vogliamo tutti bene». Lui ha alzato gli occhi, mi ha guardato, mi ha battuto sulle spalle, mi ha detto: «Bravo giovanotto»."

Gobbo registrò tutto. Il giorno dopo in trasmissione raccontò ogni dettaglio ai friulani che aspettavano a casa, anche collegandosi con Ponte Radio, programma condiviso su più emittenti.

"Forse è una delle rarissime volte in Italia in cui sindacati, proprietà, organizzazioni imprenditoriali, amministratori comunali si trovano tutti d'accordo."

Cesare Gobbo
Giornale Radio 1981: Picolit a Pertini, terremoto, racconto dal Quirinale | Radio Stereo Carnia
1981–1983 · Il programma La Carnia

La ricostruzione del Friuli raccontata dai microfoni, comune per comune della Carnia

Sei anni dopo il terremoto la Carnia stava ancora ricostruendo. Case lasciate a metà, bilanci comunali sbilanciati, comproprietà bloccate, infrastrutture in ritardo. A raccontarlo furono i sindaci, gli assessori, gli artigiani e gli agricoltori che parlarono ai microfoni di Radio Stereo Carnia.

Il programma che li portò ai microfoni fu La Carnia, ideato da Jole De Crignis, curato e condotto assieme a Luciano Romano, con Cesare Gobbo in regia. Tre cicli completi tra il 1981 e il 1983, tutti i 28 comuni della Carnia, puntata per puntata. Il programma non si occupava solo di terremoto: raccontava tutto quello che era un paese. Qui ci interessano le voci che raccolse sulla ricostruzione.

Ad Amaro, primo paese della Carnia arrivando da sud, Romano intervistò il sindaco nell'aula consiliare. Ermenegildo Dell'Angelo, trentaquattro anni, impiegato, sulla ricostruzione pubblica fu netto:

"Ci sono dei ritardi più consistenti per quanto riguarda la ricostruzione come intervento pubblico e qui francamente i motivi non ci sono affatto chiari."

Tiziano Rainis, segretario degli alpini di Amaro, spiegò che dopo il terremoto i giovani di leva non avevano più fatto gli alpini ma il servizio nei vigili del fuoco. Il gruppo stava ricostruendo da tre anni la chiesetta della Maina, con il tetto a forma di cappello d'alpino.

A Sutrio, Bruno Di Qual, trentasette anni, assessore alla ricostruzione, raccontò che i danni non erano stati come a Venzone o Gemona, ma consistenti. Il settore privato era quasi a posto. Il problema erano le case in comproprietà con proprietari che non si mettevano d'accordo.

"Anche sollecitati più volte dall'amministrazione con incontri, inviti scritti, verbali e in maniera anche diversa, purtroppo a tutt'oggi non prendono in considerazione l'opportunità di lavorare."

Romano gli chiese quanto tempo ci sarebbe voluto per finire.

"Un periodo massimo di tre anni, ad essere anche un po' ottimisti."

Il sindaco Pier Giacomo Pittino completò il quadro. Tutto il bilancio del comune era andato sullo Zoncolan, che stava nascendo in quegli anni. Il fondovalle era stato trascurato: mancavano fognature, strade, infrastrutture.

Trasmissione La Carnia: Sutrio (Parte 1) | Radio Stereo Carnia 1982

A Tolmezzo, l'ultima puntata del ciclo, il sindaco Igino Piutti raccontò che dopo il sisma il catasto era fuggito dal capoluogo e non era più tornato. Il disservizio ricadeva su tutta la Carnia. Piutti andò oltre: se la popolazione scende sotto certe soglie, i servizi non si giustificano più, il decentramento salta, e la montagna si svuota per sempre.

"Al di sotto di certi livelli non si giustificano i servizi, non si giustifica questo decentramento, quindi c'è il pericolo che ci sia un tracollo demografico."

Igino Piutti, Sindaco di Tolmezzo

L'assessore alla cultura Sergio Cuzzi descrisse una città che provava a ripartire dopo il terremoto e la contestazione. Palazzo Frisacco stava per riaprire come centro culturale. Quel Palazzo Frisacco che pochi mesi dopo avrebbe ospitato la mostra fotografica di Radio Stereo Carnia con tremila fotografie storiche della Carnia, tra cui la casa del pittore Grassi prima del terremoto. L'assessore ai lavori pubblici Sergio Plazzotta raccontò i cantieri che invadevano le strade: fognature, acquedotto, metano.

"Se si fanno i lavori si deve anche sopportare il disagio."

Trasmissione La Carnia: Tolmezzo, ultima puntata | Radio Stereo Carnia 1982

Altrove la ricostruzione raccontava altre storie. A Forni Avoltri il sindaco Aldo Vidale denunciò che il comune, dichiarato zona danneggiata ma non disastrata, era stato tagliato fuori dai benefici della legge 63 con un contributo una tantum di sei milioni. I muratori vivevano dei cantieri nei comuni vicini, ma quei lavori stavano per finire. A Sauris l'architetto Pietro Gremese contò sessanta cantieri della legge 30 per un paese di meno di 500 abitanti, a un quarto della realizzazione.

Comune per comune, puntata dopo puntata, il programma La Carnia costruì un archivio della ricostruzione.

Novembre 1982 · Oggi parliamo di

I numeri della ricostruzione e le domande che nessuno faceva

Novembre 1982. Cesare Gobbo ospita in studio l'ingegner Angelo Ermanno, presidente della Commissione Speciale Regionale per il terremoto, e il geometra Cesare Campo, coordinatore tra la Commissione e la Segreteria Straordinaria. Due puntate di Oggi parliamo di dedicate alla ricostruzione.

Ermanno parte dall'inizio. Dal giorno dopo il 6 maggio 1976, quando il terremoto cancellò 18.000 posti di lavoro. La priorità fu rimettere in piedi le fabbriche e costruire alloggi veri, non tende o vagoni. In pochi mesi vennero completati 20.522 prefabbricati, di cui 9.252 dalla sola Regione. Il danno economico era stimato in 4.000 miliardi di lire. Lo Stato ne stanziò circa 3.000. In Carnia gli investimenti assegnati arrivarono a 237 miliardi.

"L'esperienza del terremoto è stata un'esperienza unica e se abbiamo commesso degli errori li abbiamo commessi e fatti sulla nostra pelle."

Gobbo ascoltò, lasciò parlare. Poi avvertì gli ascoltatori: fin qui erano state le domande buone. Nella seconda parte sarebbero arrivate quelle cattive.

Le domande cattive arrivarono. Imprese che vincevano gli appalti della ricostruzione, ricevevano gli acconti e poi sparivano.

"Arrivano in Friuli, beccano una barca di soldi e anticipo per lavori non fatti e falliscono. Ma com'è insomma 'sta storia?"

Il geometra Campo raccontò le casistiche dell'articolo 69, quello che doveva coprire i casi non previsti dalle leggi ordinarie: famiglie che chiedevano di separarsi ma l'alloggio non era divisibile, proprietari che lasciavano decadere le domande e abbandonavano gli inquilini nei prefabbricati.

Poi Gobbo tirò fuori l'INVIM. La tassa sull'incremento di valore degli immobili. Chi aveva ricostruito la casa con i contributi del terremoto, quando la vendeva rischiava di pagare una tassa calcolata sull'incremento di valore che includeva i contributi stessi. In pratica, restituire allo Stato i soldi ricevuti per ricostruire.

"Penso che in tutta la Regione siamo forse i primi che l'abbiamo toccato. È uno scoop si dice in termini giornalistici. È una cosa di cui nessuno si è reso conto... che però salterà fuori. Sarà una bomba."

Cesare Gobbo

Ermanno confermò il rischio e annunciò un ordine del giorno. Gobbo chiuse la puntata dicendo che aveva ancora cinque o sei domande interessanti da fare ma il tempo era finito.

8 dicembre 1982 · Invillino

L'Arcivescovo Battisti e la ricostruzione delle chiese in Carnia

8 dicembre 1982. Luciano Romano arriva a Invillino con il microfono. La frazione di Villa Santina inaugura la nuova canonica, ricostruita dopo il terremoto. L'Arcivescovo di Udine Monsignor Alfredo Battisti ha appena tagliato il nastro. La sala al piano terra ha ottanta posti e sono insufficienti: la gente è in piedi, c'è confusione, Romano descrive la scena mentre i cittadini si sistemano. Tra le autorità il sindaco di Villa Santina Sergio Giatti, il consigliere regionale Diego Carpenedo, l'assessore provinciale Antonio Martini, l'assessore regionale Salvatore Varisco, il sindaco di Gemona Ivano Benvenuti.

Il sindaco Giatti prende la parola. Sei anni di lavori, e adesso può guardare indietro: case nuove, scuole, centro per anziani, strade, acquedotti. Quando le generazioni future parleranno di questi anni difficili, dice, troveranno queste realizzazioni. Poi consegna le chiavi al parroco. Viene scoperta una targa: la sala è intitolata a Domenico Venier, 1895–1963, benefattore del paese.

Poi Romano fa quello che sa fare. Si avvicina ai microfoni con l'Arcivescovo e gli chiede dell'incontro con questa piccola comunità. Battisti parla di una comunità stretta da vincoli di amicizia e solidarietà, erede di un passato glorioso che si perde nella notte dei tempi. Auspica che questa sala diventi il luogo dove le persone si confrontino e crescano insieme.

Romano lo avverte: adesso arrivano le domande provocatorie. E gli chiede della ricostruzione delle chiese. Battisti racconta che la Carnia è al primo posto grazie alla "zona Carnia" organizzata da don Luigi Bordignon: i sacerdoti si sono uniti, hanno reperito tecnici e ditte, e i lavori sono andati avanti prima degli altri. Le altre zone del Friuli si sono lamentate.

«Sono stati bravi ad unirsi insieme.»

Poi Romano allarga il discorso e Battisti non si tira indietro. Dopo sei anni dal terremoto i due terzi delle case sono già rifatte. Ma molte famiglie si sono indebitate e non riescono a rifinire. Vivono ancora in baracca con la casa nuova davanti. E chi resta fuori sono i più deboli: gli anziani che non hanno voce, che non sono organizzati, che non sanno gridare.

«Andarli a scoprire con occhio d'amore per vedere come è possibile risolvere anche questi casi.»

Mons. Alfredo Battisti

Romano chiude ringraziando anche «il presidente della radio che è presente»: Cesare Gobbo era lì con lui.

Monsignor Alfredo Battisti a Invillino: ricostruzione chiese in Carnia | Radio Stereo Carnia 1982

Cavazzo Carnico · Patrimonio artistico

Il Tintoretto a Cavazzo Carnico scoperto col terremoto

A Cavazzo Carnico, nella pieve di San Daniele, c'era una pala d'altare arrivata da Venezia all'inizio dell'Ottocento. Proveniva dalla grande chiesa di San Daniele di Castello, un edificio a tre navate con annesso monastero, soppresso nel 1807 e demolito nel 1839. Di centocinquanta dipinti catalogati dall'Edwards, sette erano stati scelti per le Gallerie dell'Accademia. Questa pala era rimasta in deposito per trent'anni, fino a quando un pievano di Cavazzo l'aveva richiesta per collocarla in un altare di marmo anch'esso acquistato a Venezia durante le soppressioni.

Nessuno sapeva chi l'avesse dipinta. Poi venne il terremoto. L'umidità che filtrava dietro l'altare fece scollare la tela di rifodero e sotto apparve una scritta: "n. 1, San Daniel de Castelo". Era la numerazione che l'Edwards aveva apposto nel 1807 per consegnarla alle Gallerie dell'Accademia. Da quella scritta partì una ricerca d'archivio che portò all'attribuzione: la pala era di Domenico Tintoretto.

Le guide veneziane del Seicento e del Settecento la citavano tra le opere più importanti della chiesa di San Daniele di Castello. È l'unica opera di Domenico Tintoretto in Friuli.

Uno storico dell'arte raccontò tutta la vicenda in una trasmissione dedicata al patrimonio artistico di Cavazzo. Il terremoto aveva distrutto case e chiese. Ma in una pieve della Carnia aveva anche rivelato un Tintoretto che aspettava di essere riconosciuto da quasi due secoli.

Il Tintoretto scoperto col terremoto: Cavazzo Carnico | Radio Stereo Carnia, anni '80
Ponte Radio · ~1982 · In diretta

Lo sciopero della fame per la ricostruzione e il Ponte Radio delle radio libere

Nel 1982 Luciano Mecarozzi, direttore di Radio F di Udine, smise di mangiare. Fece lo sciopero della fame per chiedere alla Banca d'Italia di revocare la stretta creditizia che bloccava i mutui della ricostruzione. Ne parlò in diretta durante Ponte Radio, la trasmissione condivisa tra le radio libere friulane che raggiungeva 600.000 ascoltatori.

Radio Stereo Carnia partecipava al circuito ritrasmettendo Ponte Radio sulle proprie antenne, portando il segnale fin nelle valli della Carnia dove Radio F non arrivava. Alberto Terasso, giornalista di Radio Stereo Carnia, conduceva dagli studi di Tolmezzo il programma Cjargne Way, il segmento locale dedicato ai problemi della Carnia. In studio con lui c'erano tre donne che avevano raccolto 200 telegrammi ciascuna porta a porta per lo sblocco dei fondi.

«Giovanna Bonanni di Raveo non era d'accordo: "Non sono d'accordo con lo sciopero della fame. Lo penso affettuosamente, e penso che gli altri ne facciano poco conto."»

Mecarozzi rispose con una tirata. Pannella aveva fatto spendere all'Italia 1.000 miliardi per la fame nel terzo mondo e 300 miliardi solo per organizzare il referendum. E qui in Friuli, per finire di ricostruire le case, ne sarebbero bastati 250.

«Basterebbero 250 miliardi per finire la ricostruzione. Parlo di case, non parlo di infrastrutture.»

Luciano Mecarozzi, Radio F

Poi parlò Renzina Silverio di Timau, che era andata porta a porta a raccogliere adesioni. Qualcuno l'aveva quasi scambiata per una Testimone di Geova. Qualcuno le aveva sbattuto la porta in faccia. I pensionati non potevano contribuire. E quelli che avevano già riparato la casa rispondevano tutti allo stesso modo.

«Quelli mi dicevano: a noi non ci interessa, noi abbiamo avuto il mutuo, può andare.»

Chi aveva dato più volentieri, raccontò Renzina, era chi aveva le case ancora da ricostruire o lasciate a metà. Quelli che avevano bisogno aiutavano quelli che ne avevano ancora di più. Irma Silani, bidella dell'asilo nido di Tolmezzo, aveva fatto lo stesso giro nel suo quartiere: trenta famiglie in due condomini, porta per porta. Le offrivano da bere, lei spiegava la stretta creditizia, tornava se il marito non era in casa.

«Quelli mi dicevano: a noi non ci interessa, noi abbiamo avuto il mutuo, può andare.»

Tristano Rainis premiò le tre donne con medagliette d'argento nello studio di Radio Stereo Carnia.

Queste sono solo alcune delle trasmissioni che Radio Stereo Carnia dedicò alla ricostruzione in quasi dieci anni di attività. Sintesi e momenti salienti, ricavati dall'archivio sonoro conservato dalla Famiglia Gobbo. Una voce che tenne unito un territorio, ne raccontò l'identità e lo accompagnò fino al Quirinale quando serviva farsi sentire.

Registrazioni originali dall'archivio di Radio Stereo Carnia, conservato dalla Famiglia Gobbo. I nomi, i dati e le citazioni sono trascrizioni dall'audio originale e potrebbero presentare varianti rispetto ai nastri deteriorati dal tempo. I dati sulla ricostruzione (posti di lavoro, prefabbricati, investimenti) sono quelli dichiarati dagli ospiti nelle trasmissioni dell'epoca e possono differire dalle stime successive. Per segnalazioni scrivere a archivio@radiostereocarnia.it